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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


13 maggio 2012


IL KINOTTO E' LA MIA DROGA

Lo Stato dichiara guerra a chinotto e aranciate. Il ministro della Salute Renato Balduzzi sta pensando di mettere una piccola tassa di tre centesimi su tutte le bottigliette di bevande gassate e zuccherate da 33 cl. Lo ha annunciato a Radio Anch'io. Si tratta – ha detto – soltanto di un' «ipotesi», ma il prelievo sarebbe un segnale all'opinione pubblica per un problema sottovalutato: «metà dei nostri ragazzi consuma troppe bevande gasate e zuccherate».

Una sollecitudine, quella del ministro tecnico, che non è solo dettata da una motivazione per così dire morale. La misura, che «non crea problemi ai consumatori né ai produttori», porterebbe nelle casse dello Stato qualcosa come 250 milioni di euro da spendere – va da sé – in «campagne di prevenzione e promozione di corretti stili di vita” e in “alcuni interventi mirati in campo sanitario».

Gilbert Keith Chesterton, duro e radicale come sanno essere i veri cattolici, scriveva ne L'utopia degli usurai che il tentativo dello Stato di ridurre il consumo di alcolici in Inghilterra era in realtà «uno sporco e meschino espediente di prescrivere la dieta dei suoi schiavi. Perché questi prepotenti, quando girano per le case dei poveri a ritirare gli affitti, mettono dentro la testa e sono sempre pronti a infilare una zeppa fangosa laddove vi sia una fessura». Per Chesterton questa è la tattica dello «Stato Servile» che promuove «l'incoraggiamento delle piccole virtù che sostengono il Capitalismo» e scoraggia le «grandi virtù che lo mettono in discussione».

Naturalmente noi, che non siamo robusti polemisti cattolici, voleremo più basso e non parleremo, come Chesterton, di «sconcertante mancanza di vergogna». Non cederemo neppure alle lusinghe di ironizzare su uno Stato balia che, nonostante venda tabacco e alcolici, si prende cura dei «nostri ragazzi». Siamo infatti i primi a riconoscere che esistono infinite sfumature tra permissivismo e proibizionismo e che non si possono portare alle estreme conseguenze le buone intenzioni del ministro.

Però un po' ci viene da sorridere quando si inseriscono questi tre centesimi su Coca Cola e Sprite in un pacchetto di misure contro il cosiddetto «cibo spazzatura» che porterà a «un accordo con i produttori per diminuire alcune percentuali nei cibi, per esempio dei famosi grassi insaturi». Tutto questo dopo l'apertura di un «tavolo». Una sorta di metodo Monti applicato a merendine e cotechini con il quale, in attesa di una fase 2 dell'alimentazione sana, intanto si parte con la leva fiscale.

Perché sarà anche vero che il «il Kinotto», a differenza di quanto cantava Freak Antoni, non disseta e non rinfranca, però che ce lo venga a dire lo Stato Ragioniere è francamente comico.


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12 maggio 2012


LA JUVE E LA LEGGE DELL'OCCHIO PER OCCHIO STELLA PER STELLA

C’è da scommetterci: domenica il numero totale delle stelle sulle tante bandiere allo Juventus Stadium sarà rigorosamente un multiplo di tre. Questa storia dei 30 scudetti “effettivi” che la dirigenza bianconera ha deciso di gridare al mondo intero, impipandosene della sentenza definitiva emessa da tutti i gradi della giustizia sportiva, sta suscitando un serrato dibattito. E non solo nei bar.

Intendiamoci, come ricorda Mario Sconcerti, non esiste un regolamento che lo vieti. Però il terzo sigillo sulla maglia bianconera solleva questioni non soltanto formali ma, se volete, paradigmatiche per un paese come il nostro. La Juve è la punta di diamante di un’Italia che ragiona per clan, obbedisce a statuti autonomi e, sì insomma, fa un po’ quello che cazzo gli pare. Andrea Agnelli, pur senza esibire una prepotenza rozza, sta dispiegando la calma e felpata potestas del signorotto feudale che amministra la giustizia all’interno del suo territorio.

Ma in questo caso c’è – in più – un salto simbolico. Come quei cattolici che sottolineano la “rilevanza pubblica” per la propria religione, ora la Juve reclama un valore collettivo per un fatto che la tifoseria bianconera vive già con orgoglio nel proprio foro interiore. Che – è chiaro – non è sufficiente, non le può bastare. Non solo contrappone, con buona pace di Socrate e della sua cicuta, la propria idea di Giustizia a quella dei giudici che l’hanno condannata, ma ce lo vuole spiattellare in faccia ogni domenica e intende ricordarcelo appuntando (perché no?) una spilletta tristelluta al bavero di tecnico e giocatori ogniqualvolta verranno intervistati da Enrico Varriale. Una sfida muta, apparentemente non violenta, ma eversiva dell’ordine. Una testimonianza umida e sleale che sgretola la libertà dell’Autorità di sovrintendere al rispetto delle regole e all’applicazione della legge.

Come tutte le cose degli umani, la legge e le sue intepretazioni sono imperfette. Ma ad Andrea Agnelli non dovrebbe sfuggire una cosa: in uno stato non feudale l’osservanza delle procedure e delle decisioni assunte da un organo terzo non possono non contare. Altrimenti si torna all’occhio per occhio stella per stella.


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10 maggio 2012


DALL'ABC AL DEF

“A si è dissolto, B è in rianimazione e C combatte per sopravvivere”. Beppe Fioroni ironizza sugli esiti elettorali non rendendosi conto del ramo su cui è seduto.


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9 maggio 2012


MONTI DI VENERE

L’appoggio sdraiato (del governo, ndr) non è più ipotizzabile”. Per me Berlusconi quando rilascia dichiarazioni così si diverte come un matto.


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8 maggio 2012


MA CHI E' IL DIRETTORE MARKETING?

Mi scrivono Sky e Fastweb per propormi un pacchetto di servizi a un prezzo irrinunciabile. Lo fanno con le seguenti parole: “Gentile Massimo, quella che stai leggendo non è una semplice offerta, ma un mix esplosivo chiamato Home Pack”.


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8 maggio 2012


MOVIMENTO TRE STELLE


Lo scudetto vinto da una squadra qualunque




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3 maggio 2012


SPENDING REVIEW E MISTICA DELLA PARTECIPAZIONE

La spending review diventa partecipata. Palazzo Chigi chiede aiuto ai cittadini e apre una sorta di consultazione pubblica per “completare il lavoro di analisi e ricerca” delle spese inutili. Ma l’invito di Mario Monti a “denunciare gli sprechi”, accedendo direttamente all’Area Esprimi un’opinione del sito del Governo, ha fatto scoppiare una polemica che la metà basta.

Ad intervenire non è stato soltanto Beppe Grillo (“chiedono aiuto alla casalinga di Voghera”), ma anche il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri (“ora abbiamo i cittadini tecnici”). Gianni Fava della Lega ha legittimamente osservato che “tanto valeva affidarsi a Striscia la Notizia” e pure Susanna Camusso l’ha buttata sull’ironia: «Abbiamo un governo di tecnici che nomina dei tecnici e poi chiede alla popolazione di fare il lavoro che dovrebbero svolgere i tecnici che hanno nominato i tecnici». Un po' come la storiella degli elefanti che si dondolavano sul filo di una ragnatela.

Ma il problema non sono gli elefanti, semmai lo è la ragnatela. La questione non è tanto rappresentata dalla natura del governo che, per inciso, riteniamo perfettamente in grado di capire da solo dove si annidano sperperi e uscite non necessarie. E non sta neppure – come è stato osservato – nella presunta istigazione alla delazione o nell’incitamento alla formazione di occhiute guardie del popolo che si aggirano fameliche tra gli uffici pubblici brandendo il gladio della legge 241 sulla trasparenza.

Il problema sta in una rete – ideologia e vischiosa – in cui sono costretti a muoversi tutti, tecnici, politici ed elefanti. Anche Mario Monti – il professore cerusico che-sa-cosa-serve-all'Italia – si dondola sulla ragnatela infida del Débat, si genuflette (persino lui, verrebbe da dire) di fronte al totem del Cittadino Decisore. Che in linea generale è una cosa bella. Ma non basta avere la qualifica di cittadino per essere automaticamente depositario della ragione ed esente dai pericoli del conformismo. La giusta pulsione della spinta dal basso può essere utilizzata come alibi per deresponsabilizzare chi invece è chiamato, per mandato elettorale o per designazione, a prendere decisioni.

Non è certamente il caso dei ministri tecnici che alcune scelte, anche impopolari, le hanno sapute adottare. Però questa campagna di coinvolgimento partecipativo in tempi di antipolitica imperante puzza un po' di captatio benevolentiae. E' una resa di fronte alla retorica della finestra aperta, alla mitologia del feed back, alla mistica della comunicazione a due vie, al feticcio del palazzo trasparente. Che rischiano di diventare vacue pose dottrinarie.

Giorgio Gaber aveva ragione: libertà non è uno spazio libero, ma partecipazione. Qua si teme che l'Area Esprimi un’opinione del sito del Governo sia soltanto uno spazio libero.


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25 aprile 2012


BUNGA BUNGA

“Berlusconi vede le elezioni. La sinistra davanti” (corriere.it)
Fossi Bersani la butterei sul burlesque


25 aprile 2012


SENZA RETORICA

"Johnny percepì un clic infinitesimale. Girò gli occhi dal tedesco al vallone. Vide spiovere la bomba a mano del sergente Modica e le sorrise" (Beppe Fenoglio, Primavera di bellezza)


23 aprile 2012


NEL DIZIONARIO DELLE COSE PERDUTE DI GUCCINI CI METTEREI ANCHE LE ELEZIONI

Hai voglia a cantare non compratemi i dischi e sputatemi addosso. A Francesco Guccini comprano pure i libri. E tanti. Il suo Dizionario delle cose perdute – un gustoso elenco ragionato di oggetti e abitudini che ormai, appunto, non ci sono più – è stabilmente nella top ten dei più venduti.

Ci aveva provato, con esiti eccellenti, già in Croniche epafaniche, a tirar fuori piccoli mondi antichi e storie color seppia. Anche lì gli oggetti avevano una loro evidenza storica ed erano inseriti in una sorta di Recerche proustiana. Stavolta però c’è di più: alla cifra intima dei ricordi si aggiunge l'urgenza documentaristica. La descrizione minuziosa dell’utilizzo dei vecchi pennini o della pompetta del Flit sono cose che non sfigurerebbero in un libretto di istruzioni per mercatini dell’usato.

Ogni gucciniano che si rispetti – e in Italia siamo in tanti – farebbe bene a leggerlo questo libro. Ma lo deve fare con uno spirito particolare, più gozzaniano che anarchico, diciamo. A me per esempio ha fatto tornare in mente cose bellissime. Mi sono intenerito al ricordo dell’alchermes che mia nonna riponeva nella credenza della cucina, ho avvertito lo stesso brivido soddisfatto di quando giocavo con il Meccano, ho sorriso all’immagine della mitica signora Gianna che bucava i sederi mio e di mio fratello con un siringone di vetro.

Non è però un libro nostalgico, avverte l'autore. Non c’è malinconia, semmai un po’ di “ironia sorniona”. E sornione è anche lo stile, riconoscibilissimo, barocco, arrotato, divertentemente aulico, (“ratti e alacri… sibariti dissipatori”). Cantautorato con altri mezzi, ecco. Con capitoli pensati come strofe di una ballata in rima (qui una bella intervista di Egle Santolini de la Stampa)

Ma, si sa, i libri - come le canzoni - vanno al di là delle intenzioni di chi li scrive. Assumono tante vite quante sono le interpretazioni e gli usi che se ne fanno. Guccini fa il suo mestiere e lo fa bene, ma politicamente questo Dizionario è un'autentica, micidiale revolverata nelle palle. E' l'ennesima goccia nel mare di una sinistra a trazione interiore, crepuscolare, nostalgica, “immergente” e “con fedi ed ossa rotte”, avvinghiata ad un understatement autoconsolatorio per alcuni, volpacchione per altri. Una sinistra pallosa, vandeana, finta burbera, pasoliniana, amante della terra come sanno esserlo i funzionari del catasto e i professori di liceo. Una sinistra che crede nella saggezza delle vecchie storie perché è incapace di inventarne di nuove.

Ok, siamo andati troppo avanti. Guccini non aveva la minima intenzione. Ha scritto soltanto un libro e, per giunta, pure divertente. Magari da leggere in un pomeriggio brumoso davanti ad un camino crepitante mentre alla tv danno la vittoria – l'ennesima – di Silvio Berlusconi.


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23 aprile 2012


DANTE ALIGHIERI VS. FRABRIZIO DE ANDRE'

A Bologna un consiglio di istituto ha chiesto al Comune di cambiare nome alla propria scuola: non più "Dante Alighieri", ma "Fabrizio De André". La Giunta ha approvato con una delibera che recita: “la produzione artistica di Fabrizio De André ha saputo dimostrare che anche la canzone si configura come nuova letteratura e nuova poesia popolare”. Nulla di particolarmente rivoluzionario. Dopotutto nelle antologie scolastiche Il vecchio e il bambino e La canzone di Marinella non stanno già accanto ai Sepolcri e all'Infinito di Leopardi?

In fondo non dovrebbe esserci niente di male. La decisione di mettere l'autore della bellissima Amico fragile al posto del sommo poeta ha prodotto però inevitabili polemiche. Polemiche che oggi sono state riprese sul Corriere della sera da un commento di Paolo Di Stefano che parla di “intollerabile populismo che ha invaso il tessuto culturale e politico”. Pur non avendo niente da dire sulla grandezza di De André, il critico sottolinea che “i poeti sono altri, che in compenso non sono cantanti né cantautori, così come – rimarca implacabile – gli ottimi pittori non necessariamente sono ottimi imbianchini”.

Ora, non ci è dato sapere – per ovvie ragioni – se Fabrizio De André sarebbe stato contento di avere una scuola tutta per sé. Roberto Cotroneo pensa che, invece, si sarebbe un po' incacchiato contro “i birignao gauche caviar”. Lui “anarchico indipendente e uomo davvero colto” non solo non avrebbe gradito che il marketing utilizzasse le sue canzoni per lanciare le trasmissioni di Fazio e Saviano, ma “non avrebbe mai sostituito le terzine di Dante con i suoi testi”. Chissà. Magari da anarchico vero avrebbe spiazzato tutti andando all'Isola dei Famosi e avrebbe litigato furiosamente con Luxuria, vai a sapere.

Il punto è un altro, però. Per porre fine alle polemiche, l'assessore alla cultura del Comune di Bologna Alberto Ronchi ha spiegato che, in sostanza, non si è trattato di scegliere tra un “pittore” e un “imbianchino”. Quelle scuole non hanno cambiato nome per la semplice ragione che un nome – prima – non lo avevano: “erano (solo. ndr) soprannominate Dante Alighieri”, ha ammesso un po' comicamente l'assessore.

Ecco, senza dare giudizi equiparativi su Dante e su Faber, non si capisce perché non si è deciso di dare l'ufficialità a quel soprannome. Non sarebbe stato più naturale? D'altro canto qua si è convinti che Dante, se fosse vissuto oggi, sarebbe diventato un cantautore coi fiocchi.


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21 aprile 2012


SVOLTE POLITICHE


Alfano: “Presto una grande novità che cambierà la politica italiana”.
Ma una coppa di champagne ce l'ha il predellino?


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16 aprile 2012


E NON GUARDARMI COSI', CRIBBIO!


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15 aprile 2012


SE MARONI SI DALEMIZZA

Roberto Maroni sta attento a non stravincere. Anche se – intervistato oggi da Aldo Cazzullo - appare più che mai deciso ad andare fino in fondo. Vuole cambiare i connotati di un partito nato intorno al Santo Fondatore (“il prossimo segretario sarà un primus inter pares. Se no frana tutto”), difende, in realtà piuttosto tiepidamente, Umberto Bossi (“è un tributo che gli devo”), si dalemizza e fa il king maker (“se il congresso eleggesse un segretario veneto sarei l'uomo più felice del mondo”).

Per una sorta di par condicio verde, il Corriere della sera dunque, dopo aver intervistato ieri Rosi Mauro, sente oggi Roberto Maroni. L'ex ministro degli interni dichiara che la Lega non avrà più un leader carismatico e – ecco la notizia – che quel leader potrebbe non essere lui. Un modo diretto per rispondere alle accuse della vice presidente del Senato che gli aveva imputato un “comportamento negli ultimi due anni estremamente duro. Tanto duro da essere sospetto”. Per Rosi Mauro, Maroni vuole “prendersi la Lega” anche se “ogni volta che gli chiedono se ambisce a prendere il posto di Bossi, lui smentisce”.

In realtà – al netto della inevitabile dissimulazione – l'intervista di oggi ribadisce una tattica ormai chiara: Maroni la Lega vuole prendersela eccome, perché ritiene che per salvare il partito occorra assumere in proprio la gestione della casa del Padre. Anche se questa azione non passa necessariamente dalla conquista della cadrega di segretario, ma presuppone – questo sì – un ribaltamento dell'impostazione tribale di gestione del potere. Basta con le acclamazioni e l'accondiscendenza verso il capo, via libera a discussioni aperte senza il timore del peccato di lesa maestà. E possibilmente senza l'ingombro di un Padre ancora molto utile dal punto di vista simbolico, ma ormai inservibile sotto il profilo politico. E' per questo che in apertura Maroni risponde a Cazzullo che gli “pare impossibile che (Bossi) fosse consapevole di quanto accadeva”. Salvo poi ribadire che “se verrà accertato il contrario me ne dispiacerò (…) in ogni caso, stiamo facendo le nostre verifiche interne”. Un po' tiepida come difesa, non trovate?

In realtà alla Lega sta accadendo quanto cercavamo di spiegare qui, ricordando un passaggio di Edmondo Berselli ne Il più mancino dei tiri: per sopravvivere il Carroccio deve trasformarsi da movimento che mira all'unità a partito che persegue l'unitarietà. L'unità ha bisogno del capo carismatico e del grido di battaglia, l'unitarietà di qualcuno che tenga insieme tutti, di un tessitore. L'unità è un punto di partenza (viste le ultime vicende, ormai piuttosto lontano), l'unitarietà un esito, un approdo, una conquista che scaturisce da un processo politico.

Dopo i sospetti di tradimento e di cinismo (Rosi Mauro forse pensava a questo quando parlava di “durezza”), l'impressione è che Maroni – pur deciso a rivoltare il partito come un calzino – non ritenga più di essere spendibile come pacificatore e tessitore. Questo è il motivo per il quale potrebbe farsi da parte (“non mi considero anziano, ma certo faccio parte della prima stagione”) e lasciare il campo a quella che definisce “Lega 2.0”.

Questa mossa ricorda molto il D'Alema degli ultimi anni, apparentemente defilato, manovratore desideroso di lanciare volate e stoppare velleità, ma sostanzialmente lontano dall'assunzione in prima persona di responsabilità dirette. Secondo alcuni – e anche per chi scrive – questo ha rappresentato un impoverimento per tutta la sinistra. Fossi un leghista consiglierei a Maroni di non commettere lo stesso errore.


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14 aprile 2012


SANTANCHERG

Pierluigi Bersani se ne frega dell'accisa sui carburanti e twitta: “Leggo Santanchè su Nilde Iotti. Chiedo alla protezione civile di intervenire per mettere un argine alla volgarità”.


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14 aprile 2012


SATANICO GRASS

“L'Accademia di Svezia che assegna il Nobel ha già fatto sapere che non ci pensa proprio a togliere il
Nobel a Grass”. 


Comunque la pensiate vale la pena leggere questo pezzo di Giulio Meotti sulla polemica tra Günter Grass e Israele.


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12 aprile 2012


LEGA: MARONI E' L'ALLENATORE PER NON RETROCEDERE

"Io sono e resterò il garante dell'unità della Lega". La dichiarazione di Umberto Bossi dopo l'adunata di Bergamo e il discorso di Bobo Maroni mi ha fatto tornare in mente una sottile distinzione concettuale dell'indimenticato Edmondo Berselli.

Ne Il più mancino dei tiri, un libro cult che prende le mosse dalle gesta pedatorie di Mariolino Corso e si occupa con un'ironia anarcoide di un sacco di altre cose (e naturalmente anche di politica), Berselli individua due idee che a tutta prima potrebbero sembrare pressochè identiche, ma che identiche non sono. Sia in politica che nel calcio il concetto di unità è diverso da quello di unitarietà.

"L'unità - scrive Berselli - è un valore primario, un dato di base sfuggendo al quale si commettono ineluttabilmente errori colossali. L'unitarietà invece è un criterio complesso, che mette in moto un intero processo politico (...) implica una volontà superiore di comporre le diversità: è un esito ben più che un punto di partenza". E ancora: "Si sta uniti perchè la si pensa allo stesso modo, si è uguali, si viene da lontano; ma si è unitari quando mille rivoli riescono a confluire in un unico torrente finale".

Ecco, quando Bossi si fa "garante dell'unità della Lega", sottolinea il richiamo a quel "punto di partenza" e incarna quel "valore primario". Lo può fare perchè, oltre a inventarsela, la Lega, ne ha forgiato per molti anni strategie e regole di militanza. Regole nelle quali lo spirito di appartenenza viene declinato in forme più o meno spinte di tribalismo. E nelle tribù o si resta uniti intorno ad un capo carismatico o ci si autodistrugge in faide sanguinose.

Roberto Maroni lo sa e non intende opporsi (ora) ad un'impostazione dalla quale ha tratto beneficio egli stesso in tutti questi anni. La sua scommessa - che verrà giocata subito dopo le amministrative - è però rivoluzionaria: portare la Lega verso un approccio più laico e meno scespiriano e, per usare la terminologia di Edmondo Berselli, dall'unità all'unitarietà, facendo confluire le tante anime del Nord in un partito normale in cui si discute, ci si conta e si decide senza paura di tradire il sangue del Padre.

"Unita - scrive Berselli - può essere talvolta una squadra di media classifica, ma l'Inter di Herrera (...), date retta, è una formazione unitaria". La sfida di Maroni è, se volete, molto meno fascinosa: lui deve salvare la Lega dalla serie B.


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12 aprile 2012


LA RIFORMA ETERNA

Visti i tempi di crisi e di grande fervore riformista non risulta per niente tranquillizzante questa considerazione del Fondo monetario internazionale.


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11 aprile 2012


OI ARISTOI

Sarà l'educazione cattolica, ma non ce la faccio a non provare pietà umana per Umberto Bossi. E anche un po' per Rosi Mauro. Solo che sentire una vicepresidente del Senato della Repubblica italiana dichiarare candidamente "sono sempre stata un asino, lo sanno tutti", devo riconoscere che un po' il cuore lo fa indurire.


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24 marzo 2012


ANDAR PER FOGNE

Non so dirne precisamente il motivo ma credo che il successo di questa iniziativa sia indicativo dello spirito del tempo


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23 marzo 2012


CON CHE FA RIMA ORIONE?

Nel filmato andato ieri un po’ dappertutto non mi scandalizza tanto che Diliberto non poteva non essersi accorto della scritta sulla maglietta quanto l’atteggiamento guascone, compagnone, politicone.


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21 marzo 2012


SUGGESTIONI

       


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15 marzo 2012


E INFATTI NEVE MICA TANTA, QUEST'ANNO

Stavo sistemando un po’ di roba sulla scrivania e da una pila di riviste è saltato fuori un vecchio numero di "Sette". Dicembre 2011. Dentro c’era questa pubblicità.  


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15 marzo 2012


ORA PARLIAMO DI CALCIO GIOCATO

Della partita di ieri sera tra Chelsea e Napoli ci sono due cose importantissime da dire. Uno: Di Matteo era vestito da paggio della regina che balla il tip-tap. Due: Fabrizio Klunk Failla che da bordocampo dice “ciaalsii” vale da solo il prezzo dell’abbonamento Rai. Sinceramente.


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13 marzo 2012


ALTERFAUSTO

Fausto Bertinotti risponde a Nanni Moretti che lo ha accusato - causando la caduta del governo Prodi - di aver fatto perdere dieci anni all’Italia. "Dopo quella lontana rottura – dice, tra le altre cose – il Prc, ed io con esso ha fatto un gran cammino che gli ha consentito di vivere l'esperienza del movimento altermondialista da Porto Alegre a Genova e oltre". Non so a voi, ma a me viene sinceramente da ridere.


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8 marzo 2012


FRATE LEONE, QUANDO VAN PERSIE FA GOL SCRIVI CHE IVI E’ PERFETTA LETIZIA

Barbara Berlusconi dopo il tre a zero contro l’Arsenal ha dichiarato: “E’ stata una sofferenza vera”. E noi le crediamo. Anche se – al di là di ogni moralismo – abbiamo un po’ di invidia per la scala con cui misura infirmitate et tribulatione.


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7 marzo 2012


SALTA L'AUMENTO DI BIRRA E ALCOLICI

Trovo che sia un interessante segnale di questi tempi cannibali mettere i precari della scuola contro Gasperino.


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7 marzo 2012


FENOMENI

A Ballarò non fa in tempo ad andare la "cartolina" (si chiama così?) che subito le battute rimbalzano in rete, anche le più fiacche. Tutti lì a ripeterle alla moglie, a linkarle su facebook, a scriverci un sms, ad affidarle a un piccione viaggiatore che le trasporti fino ai confini più lontani della Manciuria. Ecco, qua si vorrebbe capire quando è stato il momento preciso in cui Maurizio Crozza ha iniziato a farci ridere così di gusto. Più o meno tutti.


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2 marzo 2012


LUCIO DALLA E' UN PECCATORE: NO AL FUNERALE RELIGIOSO

Onestamente non so più cosa ci sia da aggiungere su Lucio Dalla e sulla sua improvvisa scomparsa. Il profluvio di commenti, ricordi, battute, citazioni, link, immagini è uno straordinario, proteiforme flusso di coscienza collettivo. Un fiotto commosso, attonito, riconoscente per un musicista che è stato molto più di un semplice cantautore, come hanno più o meno riconosciuto tutti.

In questo magma concorde spicca – per direzione contraria – Pontifex, un blog che si autodefinisce “cattolico non secolarizzato”. In un post messo in rete ieri Bruno Volpe, “glissando sulle sue debolezze sessuali ben note”, ricorda l’intervista in cui Lucio Dalla – “cantante di classe, ma un pessimo cristiano” – confessò la sua simpatia per San Josemaria Escrivà e Opus Dei, salvo poi ritrattare la sua fede. “Pressato – scrive – non ebbe il coraggio di confermare quella verità, come fosse una macchia (…) preoccupato della sua base di vendite”.

Oggi torna alla carica dedicandosi al primo corno del problema. “Dalla – dice – per sua debolezza o per scelta, ha dimostrato grande favore verso quella dissolutezza che è la scelta e la cultura gay (…) Dunque è morto in stato di pubblico ed evidente peccatore”. Quindi, “sono del parere che non abbia diritto ad un funerale religioso e se la diocesi di Bologna dovesse farlo spingendosi fino al pubblico elogio, sarebbe scandaloso e determinerebbe un grave precedente”.

Vedremo cosa succederà domenica a Bologna durante la cerimonia funebre. Qua ci basti ricordare le parole pronunciate da Benedetto XVI qualche giorno fa in occasione del rito delle Ceneri: “Costruire la vita seguendo la logica anticonformista cristiana". E Lucio Dalla era un fior fior di anticonformista. Questo, un cattolico non secolarizzato dovrebbe almeno riconoscerglielo.


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2 marzo 2012


COSE CHE FANNO MALE AL CALCIO

Prandelli: “Troppe critiche, così non ci sto”. Oltre ad essere il Veltroni del calcio adesso sta diventando anche un po’ Scalfaro.


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